I tesori del Cairo, cosa vedere in due giorni nella caotica capitale egiziana
- 3 giorni fa
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Aggiornamento: 7 ore fa
Ci eravamo lasciati nel mio articolo precedente con l'ultima visita al tempio di Philae e con un volo serale che ci ha catapultato in meno di un ora da Assuan al Cairo (se volete lo trovate a questo link: Da Luxor ad Assuan, la lenta navigazione sul Nilo tra templi e atmosfere locali) e così, eccoci qui al ristorante alla 1 di notte per consumare la prima cena nella capitale egiziana. Tutto questo per non perdere l'abitudine agli orari un po' fuori dal comune che ci avevano accompagnato nella prima parte della crociera sul Nilo, ma che ci hanno permesso di vedere in poco tempo tutto il possibile lungo le rive del fiume. I due giorni che vi racconterò in questo ultimo articolo della serie su cosa vedere al Cairo non saranno comunque da meno: Memphis, Saqqara, la spianata di Giza con le piramidi e il nuovo museo GEM saranno la degna conclusione di questo viaggio straordinario.

I ritmi di questi ultimi due giorni rispecchieranno quelli dei cinque già trascorsi, così dopo esserci coricati quasi alle 2 di notte la sveglia suona presto la mattina e alle 6 ci troviamo già a fare colazione per essere pronti sul pullman con la guida alle 7. C'è tantissimo da vedere e il tempo a disposizione è poco!
Cosa vedremo in questi due giorni al Cairo
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Il primo contatto con la viabilità e la vista dei primi quartieri del Cairo ci fa subito comprendere la caratteristica di questa metropoli: il caos più assoluto! Qui vige la legge del più svelto e deciso, nessun rispetto delle regole della strada, clacson che suonano all'impazzata ad ogni angolo e in ogni momento, pedoni che attraversano ovunque, moto che sfrecciano a destra e a sinistra, per non parlare dei Tuk Tuk che, usati come mezzi alternativi per scorrazzare i turisti in ogni dove, sbucano da ogni incrocio gettandosi nella mischia senza remore. L'altra caratteristica che salta subito all'occhio è l'altissimo tasso di inquinamento: la città è avvolta da un velo grigiastro che rende il paesaggio quasi simile alle nostre giornate nebbiose di novembre, con il sole che a fatica riesce a trapassare questa barriera di smog. Si pensi che l'auto più diffusa in Egitto è una Peugeot 504, lanciata nel 1968 e prodotta fino al 1983!

E poi l'altro aspetto è la povertà dilagante che si percepisce ovunque: il Cairo è una città che mette di fronte a contrasti fortissimi, e non sempre facili da assimilare. Accanto ai grandi monumenti e alle arterie principali, si attraversano quartieri periferici dove la povertà è visibile, quasi tangibile. Case fatiscenti, strade non asfaltate, rifiuti accumulati ai bordi delle vie e un senso diffuso di precarietà raccontano una quotidianità lontana dall’immaginario turistico. In alcune zone la vita scorre lentamente, tra carretti trainati da muli, animali che convivono con le persone, mercati improvvisati e gesti ripetuti ogni giorno per sopravvivere. È una realtà che può colpire e spiazzare, soprattutto per chi arriva da contesti molto diversi, ma che fa parte del volto autentico della città. Il Cairo non nasconde le sue fragilità: le mostra senza filtri, ricordando che la sua grandezza non sta solo nei suoi monumenti millenari, ma anche nella complessità umana che li circonda.

La prima tappa di questo primo giorno al Cairo è la Cittadella di Saladino e la moschea di Mohamed Ali, dal cui piazzale si ha la possibilità di ammirare dall'alto una parte della città con i minareti delle sue moschee che svettano sopra i tetti delle abitazioni perdendosi nella foschia, fino alle piramidi di Giza che affiorano appena, come un miraggio. La Cittadella di Saladino domina il Cairo come un guardiano silenzioso. Arroccata sul promontorio del Muqattam, appare all’improvviso mentre la città continua a ribollire ai suoi piedi: clacson, voci, polvere e vita che si intrecciano senza sosta. Qui, invece, il tempo sembra rallentare. Varcare le sue mura è come compiere un passo indietro nella storia, quando il sultano Saladino fece erigere questa fortezza nel XII secolo per difendere la città dalle crociate. Le pietre raccontano secoli di potere, conquiste e dinastie, dagli Ayyubidi ai Mamelucchi fino agli Ottomani, che fecero della Cittadella il cuore politico e militare dell’Egitto per quasi settecento anni.

Al centro della Cittadella si erge la Moschea di Mohamed Ali, imponente e luminosa, quasi irreale rispetto ai toni sabbiosi che la circondano. Costruita nel XIX secolo per volontà di Mohamed Ali Pascià, sovrasta tutto con la sua cupola centrale e i due sottili minareti in stile ottomano, ispirati alle grandi moschee di Istanbul. Il suo colore chiaro le ha fatto guadagnare il soprannome di “moschea d’alabastro”, anche se in realtà solo parte delle pareti è rivestita di questo materiale. All’interno, l’atmosfera cambia radicalmente. Lo spazio si apre in un’unica grande sala, dominata dalla cupola e punteggiata da lampade sospese che diffondono una luce morbida e avvolgente.

I tappeti attutiscono ogni passo, mentre le decorazioni, pur sontuose, mantengono una certa sobrietà solenne. Qui il rumore del Cairo sembra svanire del tutto, lasciando spazio a un silenzio quasi meditativo. Uscendo nel cortile, con la grande fontana per le abluzioni al centro e il panorama che si spalanca oltre le mura, si ha la sensazione di trovarsi su una soglia: tra cielo e terra, tra Oriente e Occidente, tra la spiritualità e la forza politica che questo luogo ha rappresentato per secoli. La Cittadella di Saladino e la Moschea di Mohamed Ali non sono solo un complesso monumentale, ma uno dei punti migliori per comprendere l’anima del Cairo, fatta di stratificazioni, contrasti e di una bellezza che spesso si rivela all’improvviso.

La seconda parte della mattinata è dedicata al Quartiere Copto, uno dei luoghi in cui il Cairo abbassa la voce. Basta allontanarsi di pochi passi dalle grandi arterie per entrare in un mondo più silenzioso, fatto di vicoli stretti, muri antichi e cortili ombreggiati, dove il tempo sembra scorrere con un ritmo diverso. Qui la città moderna lascia spazio a una memoria profonda, stratificata, che affonda le radici nei primi secoli del cristianesimo egiziano. Camminare nel Quartiere Copto significa attraversare secoli di storia in pochi metri. Resti di mura romane, portoni in legno consumati, piccole chiese che si susseguono una accanto all’altra, spesso quasi nascoste.

Il cuore spirituale del quartiere è la Chiesa di San Sergio e Bacco, conosciuta come la Chiesa della Sacra Famiglia. Secondo la tradizione, è qui che Maria, Giuseppe e il piccolo Gesù trovarono rifugio durante la fuga in Egitto. Entrando, l’atmosfera cambia immediatamente: la luce si fa più tenue, l’aria più fresca e ogni passo sembra accompagnato da un senso di raccoglimento profondo. La cripta, semplice e silenziosa, è il luogo più toccante. Si trova sotto il livello del suolo e spesso è parzialmente allagata, come se l’acqua fosse parte integrante della sua sacralità. Qui non ci sono decorazioni sfarzose, solo pietra, colonne antiche e una quiete che invita alla riflessione.

Intorno, il quartiere continua a vivere in modo discreto. Piccoli negozi di icone, croci copte e oggetti religiosi si alternano a cortili condivisi e passaggi coperti. Le campane delle chiese copte si mescolano ai richiami lontani dei minareti, ricordando come al Cairo le religioni convivano da secoli nello stesso spazio urbano. Il Quartiere Copto non è solo una tappa storica o religiosa, ma un luogo di pausa, quasi di respiro, all’interno di una città che raramente si ferma. È uno di quei posti che non colpiscono per grandiosità, ma per intimità, e che restano impressi proprio per la sensazione di pace che riescono a trasmettere, come un angolo di silenzio custodito nel cuore del caos.

Dopo pranzo è il momento del GEM il Grande Museo Egizio, che abbiamo avuto la fortuna di visitare a pochi mesi dalla sua apertura. Visitarlo interamente richiederebbe abbondantemente più di una giornata, ed è qui che entra in gioco la capacità e l'abilità delle guide di farci scoprire nel più breve tempo possibile le sale e i reperti più importanti. La sua visita è durata comunque l'intero pomeriggio. Visitare il Grand Egyptian Museum significa entrare nel più grande museo archeologico al mondo dedicato a un’unica civiltà. Situato a Giza, a pochi chilometri dalle piramidi, il GEM colpisce già dall’ingresso, dove l’imponente statua colossale di Ramses II accoglie i visitatori nell’atrio monumentale.

Tra le cose da vedere al Grand Egyptian Museum spicca la spettacolare Grand Staircase, una scalinata scenografica fiancheggiata da statue faraoniche, sfingi e rilievi che accompagnano in un viaggio cronologico attraverso le principali epoche dell’antico Egitto. Le sale espositive permanenti raccontano oltre 5000 anni di storia, dalle prime dinastie fino al periodo greco-romano, con colossi del Nuovo Regno, sarcofagi finemente decorati, statue di divinità come Sekhmet e preziosi reperti provenienti da templi e necropoli di tutto il Paese.

Il cuore del museo è però dedicato al tesoro di Tutankhamon: per la prima volta il corredo funerario del giovane faraone è esposto quasi integralmente, con la celebre maschera d’oro, il trono decorato, i carri cerimoniali, i letti rituali e gli oggetti personali ritrovati nella tomba della Valle dei Re. Nella sala a lui dedicata spiccano i tre sarcofagi annidati l’uno dentro l’altro: dal più esterno, decorato e dorato, fino all’ultimo, realizzato in oro massiccio che avvolgeva la mummia reale, simbolo dell’immortalità del sovrano e della sua trasformazione in Osiride, signore dell’oltretomba.

Un altro elemento che rende unica la visita è la grande vetrata panoramica che incornicia le piramidi di Giza, creando un dialogo visivo continuo tra i reperti custoditi all’interno e i monumenti millenari che si stagliano nel deserto. Il Grand Egyptian Museum non è solo un contenitore di tesori, ma un’esperienza immersiva che permette di comprendere, in modo ordinato e spettacolare, la grandezza e la complessità della civiltà faraonica. Raccontare nel dettaglio quello che abbiamo visto richiederebbe un'articolo a parte, visitarlo e vedere con i propri occhi le meraviglie che contiene è d'obbligo in un viaggio al Cairo.

Il secondo giorno al Cairo inizia di buon mattino tant'è che siamo i primi ad arrivare in uno dei luoghi più antichi d'Egitto dove sorge la più vecchia piramide mai scoperta, siamo a Saqqara dove svetta nel mezzo del deserto la piramide a gradoni di Djoser.
Saqqara è uno di quei luoghi in cui si percepisce l’origine di tutto, un'immensa necropoli considerata una delle aree archeologiche più importanti dell’antico Egitto, perché è qui che nacque l’idea stessa di piramide. La protagonista indiscussa è infatti la Piramide a gradoni di Djoser, la più antica piramide in pietra mai costruita, risalente al III millennio a.C. e progettata dall’architetto Imhotep. Diversa dalle piramidi lisce di Giza, si presenta come una sovrapposizione di mastabe, quasi una scala monumentale verso il cielo, simbolo dell’ascesa del faraone nell’aldilà. Sbucare dal colonnato d'ingresso e ammirarla in lontananza senza nessuno ripaga dei sacrifici fatti per essere qui di buon mattino.

Attorno alla piramide si estende un vasto complesso funerario con cortili, colonnati e templi che restituiscono l’idea della grandiosità del culto regale già nell’Antico Regno. Tra le cose da vedere a Saqqara ci sono anche le mastabe, tombe rettangolari con pareti decorate da bassorilievi straordinariamente dettagliati: scene di vita quotidiana, agricoltura, pesca, banchetti e rituali che raccontano con sorprendente vivacità la società egizia di oltre quattromila anni fa. La tomba più scenografica, ricca di affreschi ancora ben colorati è la Mastaba di Mereruka.

Non meno affascinanti sono le tombe sotterranee, con corridoi che scendono nel silenzio del deserto e camere funerarie ricoperte di geroglifici e pitture ancora intensamente colorate. Qui potrete infatti provare la discesa attraverso stretti cunicoli fino alla camera funeraria della Piramide di Teti. Più discreta rispetto alla maestosa piramide a gradoni di Djoser, la Piramide di Teti si nasconde quasi nel silenzio del deserto di Saqqara, come se custodisse un segreto. Costruita durante la VI dinastia (circa 2300 a.C.), oggi appare dall’esterno come un rilievo sabbioso, in parte crollato, che non lascia immaginare la ricchezza che si cela al suo interno. Ed è proprio entrando che si compie la vera scoperta.

Attraverso un corridoio stretto e inclinato si scende nelle camere funerarie, dove le pareti sono interamente ricoperte dai Testi delle Piramidi, le più antiche formule religiose incise nella pietra giunte fino a noi. I geroglifici, fitti e ordinati, sembrano avvolgere lo spazio in una trama sacra di parole destinate a proteggere il faraone nel suo viaggio nell’aldilà, guidandolo verso l’unione con gli dèi e la rinascita eterna. Nella camera funeraria si trova ancora il sarcofago in basalto, semplice e solenne, che accentua il senso di intimità e raccoglimento del luogo. Visitare la piramide di Teti significa entrare in una dimensione più silenziosa e mistica dell’antico Egitto, lontana dalla monumentalità spettacolare di Giza, ma profondamente toccante per chi vuole comprendere il cuore spirituale della civiltà faraonica.

Saqqara non è solo un sito archeologico, ma un luogo di passaggio tra terra e cielo, dove si può comprendere l’evoluzione dell’architettura funeraria egizia e l’ossessione per l’eternità che ha dato forma alle sue meraviglie più iconiche. Da qui riprendiamo il pullman e ci spostiamo a Memphis, l'antica capitale del regno. Memphis oggi appare come un luogo silenzioso e quasi disarmante nella sua semplicità, difficile da immaginare come l’antica capitale dell’Egitto faraonico. Eppure, oltre 5.000 anni fa, era il cuore politico e religioso del Paese, fondata – secondo la tradizione – dal re Narmer, colui che unificò Alto e Basso Egitto.

Situata in una posizione strategica tra il delta del Nilo e l’Alto Egitto, Memphis controllava commerci, eserciti e culti, diventando uno dei centri più potenti del mondo antico. Oggi ciò che resta è un grande museo a cielo aperto, dove tra prati e palme emergono frammenti colossali di un passato glorioso. L’opera più impressionante è la statua monumentale di Ramses II, distesa in un padiglione e lunga oltre dieci metri, con lineamenti ancora sorprendentemente definiti. Poco distante si erge la grande sfinge in alabastro, elegante e silenziosa, testimone di secoli di storia. Camminare tra questi resti significa confrontarsi con la fragilità del tempo: di quella che fu una capitale immensa rimangono blocchi di pietra e statue sparse, ma l’aura di potere e sacralità è ancora percepibile. Memphis non colpisce per monumentalità intatta, come Giza, ma per ciò che rappresenta: l’inizio della grande storia faraonica.

Trascorsa la mattinata, dopo il pranzo, arriva uno dei momenti più attesi di tutto il viaggio che insieme al tempio di Abu Simbel è nell'immaginario collettivo quel posto che si deve vedere almeno una volta nella vita: la spianata e le Piramidi di Giza.
Apparentemente nel mezzo del deserto, in realtà le tre piramidi sono posizionate appena fuori la città del Cairo e sembrano dominarlo dall'alto. Appaiono all'improvviso con una solidità che sfida il tempo, immobili da oltre 4.500 anni, mentre il Cairo moderno pulsa poco distante. La Grande Piramide di Cheope, perfetta nella sua geometria, domina il plateau con una presenza quasi irreale; accanto, Chefren sembra ancora più alta grazie alla porzione di rivestimento originale rimasta sulla sommità, mentre Micerino, più raccolta, completa l’armonia di questo trio monumentale. Intorno, la sabbia fine del deserto e il sole che scolpisce ombre nette sui blocchi di pietra, facendo percepire con forza l’ingegno e l’ambizione di una civiltà che ha trasformato la morte in eternità.

Furono costruite durante la IV dinastia dell’Antico Regno, intorno al 2600-2500 a.C., nel periodo di massimo splendore della civiltà faraonica. La Piramide di Cheope (Khufu), originariamente alta circa 146 metri è rimasta per quasi 4.000 anni l’edificio più alto mai realizzato dall’uomo. Fu seguita dalla piramide del figlio Chefren (Khafra), riconoscibile per il rivestimento calcareo ancora visibile sulla sommità, e infine da quella di Micerino (Menkaura), più piccola ma parte integrante del complesso monumentale.
Le piramidi erano tombe reali, costruite per garantire al faraone il passaggio nell’aldilà e la sua trasformazione in divinità. Facevano parte di complessi funerari articolati, con templi, viali processionali e piramidi minori dedicate alle regine. Per secoli si è pensato fossero state costruite da schiavi, ma le scoperte archeologiche hanno dimostrato che furono realizzate da operai specializzati e ben organizzati, che lavoravano stagionalmente durante le piene del Nilo.

Accanto alle piramidi sorge la Grande Sfinge, che le protegge silenziosa, enigmatica, con lo sguardo rivolto verso l’orizzonte. Probabilmente fu scolpita durante il regno di Chefren, con corpo di leone e volto umano, simbolo di forza e protezione. Insieme, questi monumenti rappresentano ancora oggi la più potente testimonianza della grandezza e dell’ambizione dell’antico Egitto. Il sito è molto vasto e avrete la possibilità di ammirarlo da diverse prospettive: dall'alto per uno sguardo d'insieme dove si possono scattare meravigliose fotografie e dove potrete fare una breve passeggiata in carrozza o a dorso di cammello, nel mezzo per ammirare la maestosità e l'imponenza delle piramidi e dal basso per avere un'immagine completa con la sfinge.

Conclusioni dell'articolo "cosa vedere al Cairo in due giorni"
Il Cairo è una destinazione che racchiude in sé l’intera storia dell’Egitto: dalle origini dell’Antico Regno alle grandi architetture islamiche, fino ai musei che oggi raccontano il passato con uno sguardo contemporaneo. In pochi giorni si passa dalle necropoli di Saqqara e Memphis, dove nacque l’idea di eternità, al silenzio raccolto del Quartiere Copto, dalla maestosità della Cittadella alla modernità del Grand Egyptian Museum, fino all’incontro inevitabile con le Piramidi di Giza, simbolo assoluto di una civiltà senza tempo. Visitare il Cairo non significa solo spuntare una lista di luoghi da vedere, ma immergersi in una città complessa, intensa, spesso faticosa, che ripaga però con emozioni profonde e immagini indelebili. È una meta che non cerca di piacere, ma di essere compresa, e proprio per questo resta impressa molto dopo il ritorno a casa.
Se vuoi leggere l'itinerario completo della mia crociera sul Nilo puoi cliccare su: Egitto: Crociera sul Nilo tra templi e storia millenaria – Un itinerario tra Luxor e il Cairo
Se ti interessa invece la prima parte del viaggio a Luxor puoi leggerla su: Luxor e dintorni: cosa vedere tra Karnak, Valle dei Re e templi millenari
La seconda parte della crociera lungo il Nilo la trovi invece qui: Da Luxor ad Assuan, la lenta navigazione sul Nilo tra templi e atmosfere locali
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