Dolceacqua, Apricale e Bajardo, un itinerario per scoprire l'entroterra ligure
- Fabio

- 5 gen
- Tempo di lettura: 6 min
Aggiornamento: 2 giorni fa
Alle spalle di due grandi centri della riviera di ponente come Sanremo e Ventimiglia, e a pochissima distanza dalla costa, si apre un panorama fatto di alte montagne che fanno da cornice al blu del mare. Qui il paesaggio diventa in alcuni casi aspro e di difficile accesso, l'uomo però è riuscito a ricavare lo stesso borghi caratteristici arroccati sulle cime delle montagne e ad intraprendere attività agricole tra cui la coltivazione di fiori e ulivi che abbondano sui terreni scoscesi. Questo itinerario tra Dolceacqua, Apricale e Bajardo è una fuga lenta tra vicoli medievali, panorami aperti e atmosfere sospese. Tre borghi diversi tra loro, uniti dalla stessa anima discreta e genuina, perfetti da scoprire in una giornata, lasciandosi guidare dalla curiosità e dal piacere di perdersi.

Nell'articolo vi racconterò nel dettaglio questo itinerario circolare che potrete fare con partenza da Sanremo alla scoperta di questi tre borghi storici, iniziando da Dolceacqua placidamente adagiato quasi a livello del mare sul torrente Nervia, fino ad arrivare ai quasi 1000 metri di altezza del borgo di Bajardo.
In questo itinerario nell'entroterra ligure vedremo:
Prima tappa: Dolceacqua
Ci muoviamo da Sanremo in direzione del confine di stato, poco prima di raggiungere Ventimiglia una chiara indicazione ci segnalerà di svoltare a destra imboccando la Val Nervia. Dopo pochi chilometri la sagoma imponente del Castello Dei Doria ci indicherà che abbiamo raggiunto la prima destinazione: Dolceacqua. Se sarete fortunati potrete lasciare l'auto nel parcheggio proprio di fianco al ponte simbolo del borgo, altrimenti dovrete armarvi di pazienza e andare alla ricerca di un posto da qualche altra parte, dopo di che vi potrete addentrare nelle strette e ripide viuzze in salita e andare alla scoperta di questo piccolo gioiello.

Cosa vedere a Dolceacqua
Dolceacqua è uno di quei borghi che si riconoscono subito, ancora prima di entrarci davvero. Basta uno sguardo al suo ponte medievale a schiena d’asino, che con un solo arco attraversa il torrente Nervia, per capire che qui il tempo ha scelto di rallentare. Non è un caso se questo scorcio ha conquistato anche Claude Monet, che lo ritrasse più volte nei suoi dipinti: la luce, le pietre e l’acqua creano un equilibrio perfetto. Attraversato il ponte, si entra nella parte più antica del borgo, chiamata La Terra, un intrico di carrugi, archi e scalinate dove le case sembrano sorreggersi a vicenda. Camminare qui significa perdersi volutamente, seguendo l’istinto e lasciandosi guidare dai dettagli: un portone consumato, una finestra fiorita, una bottega artigiana nascosta dietro un arco.

Salendo ancora, il borgo conduce al Castello dei Doria, che domina Dolceacqua dall’alto. Le sue mura raccontano secoli di storia e offrono uno dei panorami più belli sulla vallata e sui tetti in pietra del paese. Dopo la visita, vale la pena rallentare di nuovo, magari fermandosi per una degustazione di Rossese di Dolceacqua, il vino simbolo di questo territorio, prima di scendere verso il fiume e godersi una passeggiata tranquilla lungo le sue rive. Se invece volete fermarvi per un aperitivo, per un pranzo veloce o un gelato, oltrepassato il ponte vi troverete nella parte più moderna del paese dove alcuni bar e locali con tavolini all'aperto vi inviteranno ad accomodarvi al sole con una meravigliosa vista sul borgo antico.

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Seconda tappa: Apricale
Riprendiamo l'auto e proseguiamo il nostro itinerario addentrandoci ancora di più nell'entroterra: qualche chilometro oltre l'abitato di Dolceacqua svoltiamo a destra e imbocchiamo una strada che si inerpica sulla montagna con continue curve che ci conduce dopo qualche minuto alla nostra seconda tappa. Apricale vi apparirà all'improvviso dopo una curva arroccato su un crinale e avvolto da una luce calda che esalta il colore della pietra. Purtroppo anche qui come a Dolceacqua esiste il problema dei parcheggi, la conformazione del territorio non ne facilita la creazione e lasciare l'auto è sicuramente un problema. Non fatevi scoraggiare e incaponitevi sul trovare un posto perchè il borgo vale la pena di essere visitato; noi abbiamo trovato nel piazzale del cimitero che si raggiunge mediante una stradina sulla sinistra che si incontra poco fuori il paese.

Apricale è un luogo che si scopre lentamente, seguendo i suoi vicoli concentrici che salgono verso il cuore del paese, tra archi, scalinate e scorci panoramici sulla vallata. Il centro della vita del paese è Piazza Vittorio Emanuele II, una piazza scenografica e raccolta allo stesso tempo, dominata dalla Chiesa della Purificazione di Maria Vergine, con la sua facciata barocca, e dal Castello della Lucertola, simbolo del borgo.
Il castello, di origine medievale, ospita oggi mostre ed eventi culturali e offre uno dei punti panoramici più suggestivi del paese: il suo giardino pensile affaccia infatti sulla piazza principale e sull'intera vallata. Ma ciò che rende Apricale speciale è la sua anima artistica: passeggiando tra le case si incontrano murales, installazioni e piccole opere d’arte che dialogano con la storia del borgo. Sedersi in piazza, osservare il ritmo lento del paese e lasciarsi guidare dalla curiosità è il modo migliore per vivere Apricale, un luogo che non si visita di fretta ma si assapora, passo dopo passo.

Qui ci siamo fermati a pranzo e abbiamo scoperto un luogo davvero particolare: il Ristorante da Baci. Affacciato con la sua terrazza proprio sulla piazza principale ha una saletta molto raccolta appena più sotto ricavata probabilmente da vecchie cantine, qui sarete accolti dal simpatico proprietario con un atteggiamento d'altri tempi e soprattutto verrete stupiti da una cucina raffinata fatta di prodotti del territorio e di stagione tra cui vi consiglio il "Porcazzone", non sapete cos'è? ve lo spiego. "Dicesi porcazzo la specie che nasce dalla relazione tra un cinghiale e una maiala fuggitiva, questo ibrido, attenua la caratteristica selvaticità di un cinghiale purosangue, che viene addolcito dai modi gentili di una maialina di montagna" Oltre a questo potrete scegliere altri piatti come paste fatte in casa, il coniglio alla rossese, lo stoccafisso in Brandacujun, la tagliata di maialina novella o lo stinco di Camufalo reale, insomma tanti piatti che raramente si trovano nei ristoranti tradizionali. Mi raccomando, non esagerate però, perchè all'itinerario manca ancora una tappa.

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Terza tappa: Bajardo
Proseguendo per la stessa strada raggiungiamo l'ultimo borgo del nostro itinerario a quasi 1000 metri di altezza. Bajardo è il punto più silenzioso e contemplativo dell’itinerario, un piccolo borgo di montagna dove lo sguardo si apre improvvisamente verso il mare e le cime dell’entroterra ligure. Qui l’atmosfera cambia, troverete molta meno gente, l’aria è più fresca, freddina in inverno! e il panorama diventa protagonista. Il cuore del paese è ciò che resta dell’antica Chiesa di San Nicolò, distrutta dal terremoto del 1887 e oggi trasformata in una suggestiva piazza a cielo aperto, uno dei luoghi più simbolici di Bajardo.

Per raggiungerla dovrete passeggiare in salita tra le poche case in pietra dove si incontrano vicoli essenziali e scorci panoramici, ideali per una sosta tranquilla lontano dalle mete più affollate. La chiesa si trova proprio sulla cima del borgo, dopo una visita al suo interno non perdete la terrazza retrostante "la Terrazza sulle Alpi" da dove si gode una vista mozzafiato sulle prime cime delle Alpi imbiancate di neve.
Bajardo non offre grandi attrazioni monumentali, ma un’esperienza fatta di silenzio, vento e orizzonti aperti: il luogo perfetto per concludere un viaggio nell’entroterra, lasciando spazio alla contemplazione.

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